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- 3.200 satelliti: L'obiettivo di Amazon con il Project Kuiper.
- Entro Luglio 2026 Amazon dovrà lanciare metà dei satelliti.
- Oltre 1,2 milioni di detriti spaziali sopra 1 cm.
L’Ascesa delle Costellazioni Satellitari: OneWeb, Kuiper e la Rivoluzione della Connettività Globale, ma a Che Prezzo?
La promessa di una connettività globale senza confini
Il panorama delle telecomunicazioni sta vivendo una trasformazione epocale, guidata dall’avvento delle costellazioni satellitari. Progetti come OneWeb e Project Kuiper si ergono come fari di speranza per un futuro in cui la connettività a banda larga non conoscerà più limiti geografici. La promessa è quella di estendere l’accesso a internet ad alta velocità anche alle aree più remote e impervie del globo, colmando un divario digitale che ancora oggi penalizza miliardi di persone.
Questa rivoluzione spaziale non è solo una questione tecnologica, ma un’opportunità per innescare un cambiamento sociale ed economico di vasta portata. Nelle regioni isolate, l’accesso a internet può aprire nuove porte all’istruzione, alla telemedicina, al commercio elettronico e alla partecipazione civica. Si pensi, ad esempio, a una comunità rurale in Sud America, dove la possibilità di connettersi alla rete consentirebbe ai giovani di accedere a risorse educative di qualità, ai medici di fornire assistenza a distanza e agli imprenditori di raggiungere nuovi mercati.
Amazon, con il suo ambizioso Project Kuiper, si pone l’obiettivo di lanciare oltre 3.200 satelliti per dare concretezza a questa visione. Il progetto, ora noto come Amazon Leo, mira a ridurre le disuguaglianze globali garantendo una connessione internet affidabile e veloce anche dove le infrastrutture tradizionali non arrivano. La competizione con iniziative simili, come Starlink di SpaceX, è destinata a intensificarsi, alimentando l’innovazione e accelerando la diffusione della connettività satellitare.
In questo contesto, il ruolo delle istituzioni è fondamentale. La Federal Communications Commission statunitense (FCC) ha concesso ad Amazon l’autorizzazione per il lancio e la gestione della sua costellazione, fissando però scadenze precise per il dispiegamento dei satelliti. L’azienda dovrà mettere in orbita almeno la metà della costellazione entro la fine di luglio 2026 e completare l’intera operazione entro il 30 luglio 2029. Il mancato rispetto di questi termini potrebbe comportare una riduzione dell’autorizzazione ai soli satelliti già operativi.
Per raggiungere i suoi obiettivi, Amazon ha stretto accordi con diversi fornitori di servizi di lancio, tra cui Arianespace, Blue Origin e SpaceX. La società prevede di effettuare circa 80 lanci per completare la costellazione, utilizzando razzi come l’Atlas V, il Vulcan, l’Ariane 6 e il New Glenn. La logistica e la gestione di un’operazione di questa portata rappresentano una sfida tecnica e organizzativa senza precedenti.
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Le ombre sull’orbita terrestre: sfide ambientali e detriti spaziali
L’entusiasmo per la connettività globale satellitare non deve oscurare le preoccupazioni relative all’impatto ambientale e alla sicurezza dello spazio. Il lancio e la gestione di migliaia di satelliti comportano un consumo significativo di risorse e un aumento dell’inquinamento atmosferico. I razzi utilizzati per i lanci emettono gas serra e altri inquinanti, contribuendo al cambiamento climatico. La produzione dei satelliti richiede l’estrazione di minerali rari e l’utilizzo di processi industriali ad alta intensità energetica.
Ma la sfida piùPressante è rappresentata dall’aumento dei detriti spaziali. Secondo le stime dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), attualmente ci sono oltre 1,2 milioni di frammenti di detriti con un diametro superiore a 1 cm in orbita attorno alla Terra. Questi oggetti, che viaggiano a velocità elevatissime, rappresentano una minaccia concreta per i satelliti operativi, le stazioni spaziali e le future missioni di esplorazione.
La concentrazione di satelliti nell’orbita bassa terrestre (LEO) aggrava ulteriormente il problema, aumentando il rischio di collisioni e innescando la cosiddetta “sindrome di Kessler”, uno scenario in cui la proliferazione incontrollata di detriti renderebbe alcune orbite inutilizzabili. Ogni satellite ha una vita utile limitata e, al termine della sua missione, deve essere deorbitato in modo sicuro per evitare di trasformarsi in un relitto spaziale.
Per affrontare questa sfida, la comunità internazionale sta sviluppando diverse strategie. L’ESA è impegnata nella promozione di progetti di rimozione attiva dei detriti (ADR), come la missione ClearSpace-1, che prevede la cattura e la rimozione di oggetti in orbita. Altre soluzioni includono l’utilizzo di laser spaziali o il dispiegamento di funi metalliche per trascinare i detriti fuori dall’orbita. Tuttavia, la rimozione dei detriti spaziali solleva anche questioni legali complesse, legate alla giurisdizione sugli oggetti lanciati nello spazio.
Un’ulteriore fonte di preoccupazione è l’interferenza delle costellazioni satellitari con le osservazioni astronomiche. La luce riflessa dai satelliti può oscurare le immagini del cielo notturno, rendendo più difficile lo studio delle stelle e delle galassie. Alcune aziende stanno sperimentando rivestimenti antiriflesso per ridurre la visibilità dei satelliti, ma l’efficacia di queste soluzioni è ancora oggetto di dibattito.

Alternative terrestri e strategie di mitigazione: un approccio integrato
La complessità delle sfide ambientali e di sicurezza legate alle costellazioni satellitari impone una riflessione sulle alternative possibili e sulle strategie di mitigazione da adottare. Non si tratta di rinunciare ai benefici della connettività globale, ma di perseguirla in modo responsabile e sostenibile.
Una delle alternative più promettenti è rappresentata dal potenziamento delle reti terrestri, sfruttando le nuove tecnologie come il 5G e il Wi-Fi ad alta capacità. Queste reti possono fornire connettività a banda larga in aree densamente popolate, riducendo la dipendenza dai satelliti. Le reti terrestri ibride, che integrano infrastrutture terrestri e satellitari, offrono un’ulteriore opzione per estendere la copertura e garantire la resilienza del servizio.
Un’altra soluzione interessante è l’utilizzo di piattaforme aeree ad alta quota (HAPS), come i palloni aerostatici, per fornire connettività wireless. Questi sistemi possono coprire aree geografiche limitate con costi inferiori rispetto ai satelliti e possono essere riposizionati in base alle esigenze. Tuttavia, gli HAPS hanno una durata limitata e sono vulnerabili alle condizioni meteorologiche avverse.
Indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, è fondamentale adottare strategie di mitigazione per ridurre l’impatto ambientale e garantire la sicurezza dello spazio. Ciò include l’utilizzo di razzi con propellenti meno inquinanti, la progettazione di satelliti facilmente deorbitabili e la promozione di standard internazionali per la gestione dei detriti spaziali.
Inoltre, è essenziale garantire un accesso equo e inclusivo alla connettività, evitando di creare nuove forme di divario digitale. Ciò richiede politiche pubbliche che incentivino la concorrenza, regolamentino i prezzi e garantiscano l’accesso universale ai servizi di connettività. La collaborazione tra governi, aziende e organizzazioni non governative è fondamentale per definire un quadro normativo chiaro e promuovere pratiche responsabili.
La missione Iris2 dell’Unione Europea, ad esempio, rappresenta un tentativo di creare un’alternativa a Starlink, focalizzandosi su sicurezza e indipendenza. Tuttavia, la piena operatività di questa costellazione è prevista non prima del 2030, lasciando aperto il dibattito sulle soluzioni immediate per garantire la connettività globale. Nel frattempo, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) sta conducendo uno studio di fattibilità per valutare la possibilità di sviluppare una costellazione nazionale.
OneWeb, una costellazione di circa 650 satelliti che orbita a mille chilometri dalla Terra, è gestita da Eutelsat, azienda con sede in Francia e originariamente nata come entità intergovernativa franco-italiana.
La sua filiale italiana è Telespazio, e l’azienda detiene anche una rete di 34 satelliti geostazionari.
Secondo quanto riferito a Wired da due fonti che hanno chiesto l’anonimato data la delicatezza dell’argomento, le antenne di OneWeb, tecnologicamente meno avanzate e più voluminose rispetto a quelle di Starlink, generano notevoli “impronte” radar, il che le rende poco adatte per l’installazione su navi da guerra.
Altre possibili alternative sul fronte europeo, come già esaminato in precedenza, includono la lussemburghese SES, che si concentra specificamente sulle forniture per enti governativi e aziende, e Avanti Communications, una società britannica in espansione in Africa, in particolare nel settore delle comunicazioni finanziarie.
Tuttavia, al momento, nessuna di queste soluzioni offre prestazioni paragonabili a quelle di Starlink.
Fuori dall’Europa e in fase di rapida implementazione, la cinese Qianfan, lanciata ad agosto del 2024, mira a raggiungere 14.000 satelliti in pochi anni, secondo i piani di Pechino, e sarà seguita da un’altra infrastruttura nazionale, GuoWang, con ulteriori 13.000 dispositivi.
Per quanto riguarda i progetti futuri, si distinguono Kuiper di Amazon, di cui solo due satelliti di prova sono stati lanciati con la missione Protoflight a ottobre 2023, e l’europea Iris², parte del terzo programma faro dell’Unione, Govsatcom.
Iris², acronimo di “Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite”, sarà una costellazione multi-orbitale (che opererà in orbita bassa, media e alta per la parte condivisa con Govsatcom) e, al suo completamento, sarà composta da 292 satelliti interconnessi, progettati per funzionare efficacemente senza la necessità di migliaia di lanci.
Un imperativo etico: conciliare progresso e responsabilità
L’ascesa delle costellazioni satellitari rappresenta un punto di svolta nella storia della connettività globale. Tuttavia, questa rivoluzione tecnologica non può essere guidata solo da logiche di mercato e interessi economici. È necessario un approccio etico e responsabile, che tenga conto dei rischi ambientali, delle implicazioni sociali e delle questioni geopolitiche.
La proliferazione incontrollata di satelliti e la crescente quantità di detriti spaziali richiedono una governance internazionale più efficace e una maggiore cooperazione tra i paesi. È necessario definire standard comuni per la gestione dello spazio, promuovere la trasparenza e la responsabilità e garantire che le attività spaziali siano svolte nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza.
Inoltre, è fondamentale promuovere un accesso equo e inclusivo alla connettività, evitando di creare nuove forme di divario digitale. La connettività globale non deve essere un privilegio riservato a pochi, ma un diritto fondamentale per tutti. Ciò richiede politiche pubbliche che incentivino la concorrenza, regolamentino i prezzi e garantiscano l’accesso universale ai servizi di connettività.
Infine, è importante promuovere la ricerca e l’innovazione per sviluppare tecnologie più sostenibili e ridurre l’impatto ambientale delle attività spaziali. Ciò include l’utilizzo di materiali riciclabili, la progettazione di satelliti facilmente deorbitabili e lo sviluppo di sistemi di rimozione attiva dei detriti spaziali.
La sfida che ci attende è quella di conciliare il progresso tecnologico con la responsabilità sociale e ambientale. Solo attraverso un approccio integrato e multidisciplinare possiamo garantire che la rivoluzione della connettività globale avvenga a beneficio di tutti, senza compromettere il futuro del nostro pianeta e dello spazio che ci circonda. Il successo di questa impresa dipenderà dalla nostra capacità di agire con lungimiranza, saggezza e spirito di collaborazione.
Riflessioni conclusive: verso un futuro spaziale sostenibile
In conclusione, la corsa allo spazio per la connettività globale, pur offrendo prospettive allettanti, ci pone di fronte a scelte cruciali. Dobbiamo navigare tra l’entusiasmo per il progresso tecnologico e la consapevolezza dei rischi ambientali e sociali. La chiave sta nel trovare un equilibrio, nel promuovere un’innovazione responsabile che tenga conto del bene comune e della sostenibilità a lungo termine.
E qui entra in gioco un concetto fondamentale della space economy: l’esternalità negativa. Questo termine si riferisce ai costi che un’attività economica impone a terzi, senza che questi siano compensati. Nel caso delle costellazioni satellitari, i detriti spaziali e l’inquinamento luminoso rappresentano esternalità negative che gravano sulla comunità scientifica, sulle future generazioni e sull’intero ecosistema spaziale.
Ma c’è anche un concetto più avanzato da considerare: la tragedia dei beni comuni. Questo principio, caro agli economisti, descrive la tendenza a sfruttare eccessivamente risorse condivise, come l’orbita terrestre, fino al loro esaurimento. Se ogni attore persegue il proprio interesse individuale senza tener conto dell’impatto collettivo, il risultato finale sarà un danno per tutti.
Forse è il momento di chiederci: stiamo davvero guardando al futuro dello spazio con la giusta prospettiva? Stiamo considerando tutti i costi, non solo quelli economici? E soprattutto, siamo pronti a collaborare per garantire che lo spazio rimanga un bene comune, accessibile e sostenibile per tutti? La risposta a queste domande determinerà il futuro della connettività globale e il destino del nostro pianeta.








