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- Il mantello di Marte è un mosaico di frammenti fino a 4 km.
- Impatti cosmici avvenuti nei primi 100 milioni di anni.
- Oceani di magma formatisi circa 4,5 miliardi di anni fa.
- Scosse marziane rilevate da InSight, crateri di circa 150 metri.
Una nuova analisi dei dati raccolti dalla sonda InSight della NASA, sebbene non più operativa dal 2022, ha portato a una scoperta sorprendente: l’interno di Marte è tutt’altro che geologicamente “morto”. Contrariamente alle precedenti ipotesi di una crosta esterna rigida e uniforme, e di un interno stabile, il mantello marziano si presenta come un caotico mosaico di frammenti rocciosi, alcuni dei quali raggiungono dimensioni considerevoli, fino a 4 chilometri di larghezza. Questi “ingredienti” inaspettati narrano una storia di impatti cosmici titanici avvenuti nei primi 100 milioni di anni di vita del pianeta.
A differenza del nostro pianeta, dove il continuo processo di riciclo del materiale tra crosta e mantello è garantito dalla tettonica a placche, Marte presenta una crosta monolitica che ha conservato al suo interno le tracce di un’era primordiale di straordinaria violenza. Questi frammenti rocciosi sparsi nel mantello sono i detriti di collisioni con oggetti di dimensioni planetarie, paragonabili all’evento che, secondo alcune teorie, ha portato alla formazione della nostra Luna.
Oceani di Magma e la Distribuzione Frattale
Le collisioni primordiali hanno sprigionato un’energia tale da fondere vaste porzioni del giovane pianeta, creando veri e propri oceani di magma. Mentre questi oceani si raffreddavano, hanno lasciato dietro di sé elementi dalla composizione disomogenea, che gli scienziati oggi riescono a individuare nelle profondità di Marte. La loro persistenza, a distanza di circa 4,5 miliardi di anni, testimonia la lentezza dei processi interni del pianeta.
La ricerca è stata resa possibile dall’esame di otto differenti scosse marziane rilevate da InSight, due delle quali originate da impatti meteoritici che hanno creato crateri di circa 150 metri di diametro. Le onde sismiche, propagandosi attraverso il mantello, hanno rivelato significative interferenze, coerenti con la presenza di strutture di diversa origine compositiva.
Tom Pike, co-autore della ricerca, ha definito questo fenomeno “distribuzione frattale”, un processo che si verifica quando una collisione supera la resistenza di un oggetto, frantumandolo in pochi grandi pezzi e in una miriade di frammenti più piccoli. La rilevazione di questa distribuzione a distanza di un’era geologica sottolinea l’importanza di questi eventi nella storia di Marte.

Marte: Una Capsula del Tempo Planetaria
La scoperta di frammenti risalenti a colossali impatti avvenuti su Marte 4,5 miliardi di anni fa, individuati nelle profondità del pianeta grazie al lander InSight della NASA, rappresenta una svolta nella comprensione della geologia marziana. Questi urti primordiali liberarono una tale quantità di energia da fondere intere sezioni della crosta e del mantello originale, formando oceani di magma vasti come continenti e spingendo detriti e frammenti dell’impatto nelle viscere del pianeta.
Il giovane sistema solare era popolato da molti corpi rocciosi, compresi protopianeti di dimensioni considerevoli, e non è possibile stabilire con certezza cosa colpì Marte. Attualmente, i residui di tali violenti collisioni persistono come massi rocciosi dal diametro che arriva fino a 4 chilometri, disseminati nel mantello marziano.
A differenza della Terra, priva di tettonica a placche, l’interno del pianeta rosso non è stato rimescolato dal processo di convezione, conservando una testimonianza unica di un passato tumultuoso. Come ha spiegato Constantinos Charalambous dell’Imperial College di Londra, “Non avevamo mai osservato l’interno di un pianeta con tale livello di dettaglio e chiarezza. Quello che vediamo è un mantello costellato di antichi frammenti: il fatto che siano sopravvissuti fino a oggi indica che l’evoluzione del mantello marziano è stata lenta e graduale. Sulla Terra, invece, strutture del genere sarebbero state cancellate da tempo”.
Un Archivio di Collisioni Primordiali: Implicazioni per la Space Economy
La scoperta che il mantello di Marte è eterogeneo e disordinato, conseguenza dei grandi impatti subiti nelle fasi iniziali della sua evoluzione, offre indizi inediti sulle caratteristiche dell’interno del Pianeta Rosso e rivela nel sottosuolo una testimonianza congelata del suo passato primordiale. L’analisi dei dati sismici raccolti dal lander InSight ha permesso di constatare che in tutto il mantello marziano giace, in enormi blocchi, il materiale roccioso che ha colpito il pianeta in antichità.
Questa eterogeneità e la disorganizzazione del mantello sono imputabili agli imponenti impatti subiti da Marte nel suo lontano passato. L’enorme energia rilasciata dalle titaniche collisioni con altri corpi celesti avrebbe causato la fusione di vaste porzioni della crosta e del mantello primordiali del pianeta, spingendo sia i frammenti degli oggetti impattanti che i detriti marziani nelle profondità interne del pianeta.
Ciò che si osserva è un mantello tempestato di reliquie ancestrali; la loro permanenza fino ad oggi suggerisce una trasformazione lenta e progressiva del mantello marziano.
Al contrario, simili formazioni sul nostro globo sarebbero state eliminate da tempo.
L’immensa energia prodotta da questi incontri colossali con altri corpi celesti avrebbe innescato la liquefazione di ampie sezioni della crosta e del mantello primitivo del pianeta, proiettando sia i residui degli oggetti impattanti, sia i materiali derivanti da Marte verso le zone più recondite dell’interno del pianeta.
Marte, con la sua geologia unica, si rivela un laboratorio naturale per comprendere i processi di formazione ed evoluzione dei pianeti rocciosi.
Amici lettori, spero che questo viaggio nelle viscere di Marte vi abbia appassionato tanto quanto ha appassionato me. Pensateci: Marte, un pianeta che credevamo conoscere, ci svela un passato di collisioni cosmiche che hanno plasmato il suo interno. Questo ci porta a riflettere su quanto sia importante la space economy per svelare i misteri del nostro sistema solare.
Una nozione base di space economy, applicabile a questo tema, è l’importanza delle missioni di esplorazione planetaria come InSight. Queste missioni, finanziate da agenzie spaziali e spesso in collaborazione con aziende private, generano dati scientifici di inestimabile valore, ma stimolano anche l’innovazione tecnologica e la creazione di nuovi mercati.
Una nozione più avanzata riguarda l’utilizzo di risorse in-situ (ISRU) su Marte. Immaginate di poter estrarre minerali dal mantello marziano per costruire habitat o produrre carburante per future missioni. La conoscenza della composizione del mantello, ottenuta grazie a studi come questo, è fondamentale per valutare la fattibilità di tali progetti.
Ma la riflessione più importante è questa: cosa ci riserva il futuro dell’esplorazione spaziale? Saremo in grado di sfruttare le risorse di Marte per creare una colonia autosufficiente? E quali implicazioni etiche e ambientali comporterà questa impresa? Le risposte a queste domande definiranno il futuro della space economy e il nostro rapporto con l’universo.