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- Il programma Iris2 sarà la terza infrastruttura spaziale UE, con servizi entro il prossimo decennio.
- L'Italia contribuisce con oltre 300 imprese e 16 distretti aerospaziali alla filiera.
- Il progetto Bromo prevede Airbus al 35% e Leonardo e Thales al 32,5% ciascuna.
- L'economia spaziale globale stimata in 371 miliardi di dollari nel 2021.
- L'Italia è il sesto investitore globale per investimenti in relazione al PIL.
L’Asse Strategico Italia–Francia per la Sovranità Spaziale Europea
La _space economy_ sta emergendo come un pilastro fondamentale della nuova politica industriale europea, trascendendo i confini delle missioni scientifiche per abbracciare ambiti cruciali come la sicurezza, le reti critiche, la difesa, l’accesso ai dati e la sovranità tecnologica. In questo contesto dinamico, l’Italia e la Francia hanno rafforzato la loro collaborazione, posizionandosi come l’asse portante della capacità spaziale europea. Tale collaborazione è stata ufficializzata da una dichiarazione congiunta, sottoscritta dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e dal Ministro francese dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, Philippe Baptiste, durante una visita al polo produttivo di Thales Alenia Space a Cannes. L’accordo, che aggiorna un precedente documento sottoscritto a marzo, consolida la posizione comune di Roma e Parigi sui dossier spaziali europei, inviando un chiaro messaggio politico in un’epoca di accelerata competizione globale. Gli Stati Uniti, la Cina e i maggiori attori privati stanno rimodellando profondamente le normative, le tempistiche e i modelli economici del settore, rendendo così imperativa l’adozione di una strategia europea coesa e ambiziosa.
La dichiarazione congiunta si concentra su tre snodi principali: _Iris2_, il programma europeo per la connettività satellitare sicura; i sistemi di lancio, con _Vega-C_ e _Ariane 6_ quali elementi cardine dell’autonoma capacità europea di accesso allo spazio; e _Bromo_, ovvero l’iniziativa di consorzio industriale promossa da Thales, Airbus e Leonardo. Questo “triangolo” rappresenta una parte decisiva della strategia continentale per assicurare all’Europa un ruolo di primo piano nella _space economy_. La cooperazione tra Italia e Francia nel settore spaziale non è un fenomeno recente, ma affonda le sue radici in profonde collaborazioni industriali, come quelle tra Thales Alenia Space e Telespazio. La vera novità risiede nell’ampiezza dell’iniziativa: Roma e Parigi non si limitano a una cooperazione bilaterale, ma intendono definire una posizione unitaria sui programmi che plasmeranno il mercato europeo nei prossimi anni.
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- Sono scettico. Questo consolidamento potrebbe soffocare la competizione e penalizzare le piccole imprese... 💸...
- E se la vera 'space economy' fosse altrove? Forse il futuro è nella gestione dei detriti spaziali... 🤔...
Iris2: Connettività Sicura e Infrastruttura Critica
Il programma _Iris2_ è destinato a diventare la terza grande infrastruttura spaziale dell’Unione Europea, affiancandosi a _Galileo_ e _Copernicus_. La Commissione Europea ha già siglato il contratto di concessione con il consorzio SpaceRise per lo sviluppo di una costellazione multi-orbita, che combinerà satelliti in orbita bassa e media. I servizi operativi sono attesi per l’inizio del prossimo decennio. La scelta di puntare sulla connettività sicura non è casuale: le reti satellitari sono ormai considerate un elemento essenziale della resilienza nazionale. Tali infrastrutture si rivelano cruciali in scenari di crisi, attacchi informatici, conflitti ibridi, disastri naturali e interruzioni delle reti terrestri. Per governi, istituzioni, imprese e cittadini, la possibilità di contare su canali di comunicazione sovrani rappresenta una condizione imprescindibile per la sicurezza economica e strategica.
L’Europa si trova a dover colmare un ritardo significativo in questo settore. Aziende quali Starlink hanno introdotto un nuovo modello industriale, caratterizzato da alti volumi, rapidità e integrazione verticale. Anche Amazon sta accelerando con la propria costellazione, mentre la Cina investe massicciamente in capacità nazionali e sistemi a bassa orbita. In questo contesto, l’economia spaziale europea non può permettersi di rimanere frammentata tra iniziative nazionali disorganizzate, catene produttive ridondanti e procedure eccessivamente lente. La dichiarazione Urso-Baptiste è quindi un atto politico e industriale volto a rafforzare la filiera, proteggere le competenze strategiche e garantire la continuità dei programmi europei. La sfida cruciale sarà trasformare la sintonia tra i governi in decisioni operative concrete, investimenti mirati e scadenze precise.
Italia e Francia dimostrano interessi convergenti e complementari. La Francia detiene una parte significativa della capacità industriale europea nel campo dei satelliti e dei lanciatori. L’Italia, d’altro canto, vanta una filiera ampia e diversificata, con oltre 300 imprese e 16 distretti aerospaziali, eccellendo nell’osservazione della Terra, nei servizi, nelle telecomunicazioni e nei moduli abitativi spaziali. Questa sinergia è cruciale per la realizzazione di progetti ambiziosi come Iris2.

Lanciatori e Consolidamento Industriale: Le Sfide di Bromo
Il tema dei lanciatori ha occupato un posto di rilievo nel bilaterale tra i ministri Urso e Baptiste, che hanno espresso apprezzamento per il recente volo di _Ariane 6_, che ha messo in orbita 36 satelliti. Il contributo italiano, tramite Avio, evidenzia il ruolo del nostro Paese in un elemento fondamentale della catena spaziale europea. L’autonoma capacità di accesso allo spazio è un requisito politico e strategico imprescindibile. Senza vettori affidabili, competitivi e con disponibilità regolare, l’Europa dipenderebbe da attori esterni per il lancio dei propri asset, sia commerciali che legati a sicurezza, difesa e servizi pubblici essenziali. Il riferimento a _Vega-C_ e _Ariane 6_ indica una direzione precisa: è necessario aumentare la frequenza dei voli e consolidare la fiducia del mercato. L’Europa deve dimostrare di poter offrire una capacità stabile e non episodica, nonostante la difficile competizione con operatori americani come SpaceX, soprattutto in termini di costi e riusabilità. Tuttavia, la partita europea non può essere giocata solo sul prezzo, ma anche sulla sovranità e l’autonomia strategica. Per Roma, Vega-C rappresenta un asset industriale nazionale fondamentale, mentre per Parigi, Ariane 6 è il perno della capacità europea pesante. La cooperazione tra i due Paesi è essenziale per tenere insieme queste due traiettorie, evitando una competizione interna che indebolirebbe entrambi.
Il progetto _Bromo_ rappresenta il passaggio più sensibile e ambizioso. Nell’ottobre 2025, Airbus, Leonardo e Thales hanno siglato un accordo preliminare per unire una parte delle loro attività spaziali in una nuova entità societaria europea. Questa iniziativa punta a incorporare satelliti, sistemi spaziali e servizi, escludendo i lanciatori. La nascente società è destinata ad unire le competenze attualmente disseminate tra Airbus Defence and Space, Thales Alenia Space, Telespazio e altre operazioni correlate. L’obiettivo è quello di creare un “campione europeo” con una massa critica adeguata, significative capacità di investimento e un’offerta completa di prodotti e servizi. L’avvio operativo è previsto per il 2027, subordinato all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni regolatorie. La distribuzione del capitale, come indicata al momento dell’operazione, prevede che Airbus detenga il 35%, mentre Leonardo e Thales avranno il 32,5% ciascuna. Questo equilibrio politico-industriale suggerisce che nessun partner sarà in grado di prevalere singolarmente, e la gestione dovrà assicurare sia l’efficienza sia la salvaguardia degli interessi nazionali.
Il problema principale riguarda la competizione. La Commissione Europea sarà chiamata a valutare se questa concentrazione ridurrà le opportunità per gli altri operatori. Alcuni concorrenti temono una restrizione del mercato, mentre i sostenitori dell’iniziativa affermano che, senza un tale consolidamento, l’Europa non disporrà della scala necessaria per competere con colossi quali SpaceX, Amazon e i giganti cinesi. Qui si gioca una scelta di politica industriale cruciale per Bruxelles, che dovrà bilanciare la protezione della concorrenza interna con la necessità di favorire la nascita di un soggetto in grado di misurarsi su scala globale. La dichiarazione congiunta di Italia e Francia sollecita una rapida conclusione delle valutazioni, connettendo Bromo alla sovranità industriale europea.
La Visione Italiana e le Prospettive Future
L’Italia si presenta in questa fase con una posizione non marginale nella _space economy_. Il settore nazionale spazia su vari comparti, dai satelliti ai lanciatori, dai servizi a valore aggiunto all’osservazione terrestre, dalle telecomunicazioni alla navigazione e alle infrastrutture per missioni lunari. La coesistenza di grandi gruppi industriali e un denso tessuto di piccole e medie imprese tecnologiche e distretti territoriali. Questa pluralità è un punto di forza, ma può diventare un limite in mercati spaziali emergenti che richiedono velocità, standardizzazione e capacità finanziaria. Ad esempio, le vaste costellazioni richiedono processi produttivi replicabili, software integrato e servizi facilmente estendibili. La consueta impostazione europea, orientata a programmi complessi, deve quindi evolvere per adattarsi a ritmi industriali più spediti.
L’economia spaziale non è più un settore isolato, ma si integra in ambiti quali telecomunicazioni, cybersicurezza, difesa, agricoltura di precisione, gestione climatica e logistica. I dati satellitari alimentano decisioni pubbliche e modelli di business privati, mentre le comunicazioni sicure diventano infrastrutture essenziali per governi e imprese critiche. Per questo, la collaborazione con la Francia assume un valore che supera il singolo accordo, servendo a posizionare l’Italia all’interno delle decisioni europee che definiranno standard, risorse e priorità. Diversamente, il pericolo è quello di rimanere fornitori qualificati ma con scarso peso nella gestione dei grandi programmi.
La sfida normativa e il ruolo di Bruxelles sono centrali. Iris2, Bromo e i lanciatori esigono decisioni pubbliche tempestive, ma anche attenti controlli. La Commissione Europea dovrà destreggiarsi tra gli imperativi della politica industriale, la salvaguardia della concorrenza, le esigenze di sicurezza e l’obiettivo di autonomia strategica. Il caso Bromo sarà emblematico: se Bruxelles approverà l’operazione con condizioni sostenibili, l’Europa potrà assistere a un consolidamento industriale analogo a quanto già osservato in altri settori strategici. Se prevarrà un’interpretazione eccessivamente frammentata del mercato, vi sarà il rischio di lasciare i campioni europei sottodimensionati rispetto ai rivali globali. Anche Iris2 necessita di una governance efficace, con un modello pubblico-privato che ripartisca in modo chiaro rischi e responsabilità. Lo stesso principio si applica ai lanciatori: senza una domanda pubblica costante e programmata, Vega-C e Ariane faticheranno a raggiungere la frequenza di lancio necessaria. La sovranità spaziale non si proclama, ma si finanzia, si pianifica e si concretizza nella capacità di collocare in orbita risorse europee quando necessario.
L’Orizzonte della Space Economy: Un Futuro da Costruire Insieme
La dichiarazione congiunta tra Italia e Francia non risolve da sola tutte le sfide che l’Europa deve affrontare nel settore spaziale, ma indica una direzione chiara. I due Paesi intendono utilizzare la cooperazione bilaterale come leva per influenzare i dossier comunitari, una scelta coerente con la natura della _space economy_, dove nessun Paese europeo può competere da solo con le grandi potenze spaziali globali. L’ambizione deve ora essere accompagnata da un’attuazione rapida ed efficace. Sono necessarie rapide approvazioni su Bromo, stabilità per Iris2, un aumento dei lanci per i vettori europei e una politica industriale in grado di valorizzare l’intera filiera. La concorrenza su scala mondiale non aspetterà le lentezze dei compromessi europei.
La _space economy_ è un settore in rapida espansione, con un valore globale stimato in 371 miliardi di dollari nel 2021, di cui il 73% riconducibile all’industria satellitare. Le previsioni indicano una crescita esponenziale, con stime che proiettano il settore a raggiungere tra i 1.000 e i 2.700 miliardi di dollari entro il 2040. L’Europa, con un giro d’affari di circa 370 miliardi di euro l’anno, che diventeranno più di 500 entro il 2030, si posiziona come il secondo investitore mondiale dopo gli Stati Uniti. L’Italia, con un budget spaziale di oltre 1 miliardo di dollari e un contributo di 589,9 milioni di euro all’ESA nel 2021 (terzo dopo Francia e Germania), si colloca al sesto posto globale per investimenti in relazione al PIL.
Questo scenario di crescita porta con sé opportunità immense, ma anche rischi significativi. La proliferazione di satelliti, in particolare quelli di piccole dimensioni (nel 2020 sono stati lanciati il 40% dei satelliti degli ultimi 10 anni), solleva preoccupazioni per il pericolo di impatti e la creazione di nuovi detriti spaziali, che potrebbero compromettere il corretto funzionamento dei sistemi satellitari da cui dipendono numerose attività quotidiane. È necessaria con urgenza una regolamentazione internazionale che aggiorni il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, considerando i cinquant’anni trascorsi dalla sua stesura. Inoltre, la crescente dipendenza dalle infrastrutture spaziali espone il settore a rischi di attacchi informatici, come il “jamming” e lo “spoofing”, che mirano a dati e informazioni sensibili. La sicurezza delle infrastrutture spaziali è diventata una priorità nazionale e internazionale.
La “new space economy”, caratterizzata da un crescente ingresso di attori privati e investimenti di venture capital, sta ridefinendo il panorama. Imprenditori come Elon Musk (SpaceX), Jeff Bezos (Blue Origin) e Richard Branson (Virgin Galactic) stanno guidando l’innovazione, affiancati da giganti tecnologici come Google, Amazon, Facebook e Apple. Questo fenomeno, se da un lato stimola la crescita e l’innovazione, dall’altro pone interrogativi sulla concorrenza e sulla dipendenza da pochi grandi attori. L’Europa, pur avendo un moderno spazioporto a Kourou, si trova a fronteggiare ritardi nello sviluppo dei propri lanciatori (Ariane 6 e Vega C) e la sospensione dei lanci con vettori russi, il che ha portato molti attori europei a optare per soluzioni americane, in particolare il Falcon 9 di SpaceX. Questa situazione evidenzia la necessità per l’Unione Europea di rafforzare la propria autonomia strategica e di promuovere un ambiente concorrenziale equo per le imprese europee.
La creazione di “Importanti Progetti di Interesse Comune Europeo” (IPCEI) nel settore spaziale, con la protezione della politica europea di concorrenza, potrebbe offrire grandi opportunità per le ambizioni spaziali delle aziende europee. Questo permetterebbe loro di godere della protezione comunitaria nei confronti di attori stranieri e di avere gli strumenti per coordinarsi e organizzare missioni efficaci con una filiera totalmente europea. Tale architettura porterebbe benefici anche alle Regioni europee, promuovendo una politica multilivello e incentivando gli investimenti locali.
In un’epoca in cui la _space economy_ si sta affermando come un motore di sviluppo senza precedenti, è fondamentale che l’Europa, e in particolare l’asse Italia-Francia, continui a investire e a cooperare per garantire la propria sovranità tecnologica e industriale. La capacità di accedere autonomamente allo spazio, di sviluppare infrastrutture di connettività sicure e di consolidare la propria industria spaziale è cruciale non solo per la competitività economica, ma anche per la sicurezza e la resilienza del continente. Il futuro dello spazio europeo si costruisce oggi, attraverso scelte strategiche e una visione comune che sappia bilanciare ambizione e pragmatismo.
La _space economy_ è un concetto che, sebbene possa sembrare distante e futuristico, è in realtà profondamente radicato nella nostra quotidianità e nel nostro futuro. Pensate a come i satelliti, silenziosi guardiani sopra le nostre teste, influenzano ogni aspetto della nostra vita: dalla previsione meteorologica che ci aiuta a decidere cosa indossare, ai sistemi GPS che ci guidano nelle nostre auto, fino alle comunicazioni che ci tengono connessi con il mondo intero. La nozione base è che lo spazio non è più solo un luogo di esplorazione scientifica o di competizione geopolitica, ma un vero e proprio motore economico, un ecosistema dove si creano valore, posti di lavoro e innovazione. Ogni volta che usiamo il navigatore, o guardiamo un telegiornale che mostra immagini satellitari di eventi climatici, stiamo toccando con mano i benefici di questa economia.
Andando più a fondo, una nozione avanzata della _space economy_ che emerge con forza dagli articoli è quella della _sovranità tecnologica e dell’accesso autonomo allo spazio_. Questo non significa semplicemente avere la capacità di lanciare un satellite, ma possedere l’intera catena del valore: dalla progettazione e costruzione dei lanciatori e dei satelliti, alla gestione delle infrastrutture di terra, fino allo sviluppo dei servizi e delle applicazioni che utilizzano i dati spaziali. È una questione di indipendenza strategica. Immaginate un futuro in cui le nostre comunicazioni, la nostra sicurezza e persino la nostra difesa dipendano interamente da tecnologie e infrastrutture controllate da altri Paesi. Questo ci renderebbe vulnerabili. Per questo, l’impegno di nazioni come Italia e Francia, e dell’intera Europa, nel consolidare le proprie capacità in questo settore non è solo una mossa economica, ma una garanzia per la nostra autonomia e la nostra capacità di autodeterminazione in un mondo sempre più interconnesso e competitivo. Riflettendo su questo, ci si rende conto che investire nella _space economy_ non è solo una questione di progresso tecnologico, ma un atto di lungimiranza politica e sociale, un modo per assicurare che il nostro futuro, e quello delle generazioni a venire, sia costruito su basi solide e indipendenti.
- Comunicato stampa ufficiale del Ministero che menziona il ministro Urso.
- Comunicato ufficiale sul rafforzamento della cooperazione spaziale Italia-Francia.
- Thales Alenia Space fornirà dispositivi di comunicazione alla NASA per missione NEO
- Programma UE connettività sicura (IRIS2) per approfondire il contesto normativo.








